TOMMY TEDONE

Violenza di genere, alla Regione una collaborazione tra giunta e Consiglio

“Parlare degli ultimi accadimenti da appartenente al genere maschile non è facile La violenza di genere è il frutto di anomalie connesse a una cultura generale diffusa all’interno di società che pensano di essere molto evolute ma che, nella realtà, non riescono a gestire i rapporti interpersonali tra uomo e donna e non accettano la crescita del ruolo sociale della donna. Dobbiamo ripetercelo: la concezione della superiorità maschile è sbagliata e va superata. Ci sono uomini che continuano a fare battute sulle donne e pensano che siano più indicate a svolgere certi tipi di professione anziché altre. In questo modo, si continuano ad alimentare stereotipi che assegnano i ruoli alle persone in base al genere. Inoltre, vanno superati gli stereotipi sull’uomo, che per alcuni non deve piangere, non può mostrare dolcezza o emozioni”.

Ha esordito così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenendo in Consiglio regionale nel dibattito sul contrasto alla violenza di genere.

“Lo sforzo che la Regione Puglia sta facendo in questa materia – ha aggiunto il presidente Emiliano – non è poco, ma evidentemente non è ancora abbastanza. Infatti la nostra Regione non ha trend diversi da quelli del resto del Paese. Persino i vari governi, con diversi presidenti del Consiglio prima e, oggi, con la guida di una presidente donna, sono in una difficoltà strategica nel gestire questo fenomeno gravissimo, che provoca innumerevoli morti in maniera sistematica. Omicidi dolosi e spesso premeditati, concepiti in un lungo percorso che parte da minacce e da una gestione autoritaria della famiglia nel suo complesso. Questi casi, infatti, provocano spesso anche l’omicidio dei figli, considerati talmente connessi alla madre da dover essere uccisi con lei. In molti casi, dopo aver sviluppato questa idea di violenza su donne e figli, l’autore di questi fatti si toglie la vita, come se la ragione della sua esistenza si esaurisse con l’esercizio della violenza. Ma la ragione dell’esistenza e della bellezza della vita di un uomo non si può esercitare con il dominio su una donna che si pensa di amare”.

“Il fenomeno – ha proseguito il presidente della Regione Puglia – è grave e profondo e non si risolve solo aumentando le pene. A questi atti di violenza, infatti, non si arriva all’improvviso, ma in escalation. Questa escalation va interrotta attraverso un percorso istituzionale, come abbiamo provato a fare con un nostro intervento legislativo sui centri antiviolenza. La risposta istituzionale deve passare dalla conoscenza delle situazioni a rischio e dalla necessità di far comprendere che i cosiddetti ‘scatti di ira’ sono sintomi di qualcosa di molto più grave che può arrivare. È quella la fase in cui il sistema deve funzionare”. “Sulla base dell’esistente, esattamente come avvenuto per l’Agenda di genere, vorrei dar vita all’interno della Giunta e assieme al Consiglio a un meccanismo di coordinamento permanente di tutte le attività regionali, che monitori le situazioni di particolare gravità, definisca strategie e percorsi e crei una connessione tra tutti i soggetti che percepiscono il fenomeno. Penso in particolare a un intervento proattivo nei confronti del soggetto che può agire la violenza. Non so se questo percorso rientri nella competenza del Consiglio. Sicuramente dovremo dialogare con il Governo. Ma adesso dobbiamo creare una connessione istituzionale per impostare una strategia. Da molti anni giriamo attorno a questa materia; adesso, lo strumento operativo deve diventare proattivo: di fronte anche al minimo segno di violenza, occorre un intervento di separazione fisica dalla possibile vittima. Bisogna intervenire nella vita di chi esercita la minaccia. Mi piacerebbe che il Consiglio valutasse di elaborare congiuntamente alla Giunta una strategia che consenta un intervento nella vita degli uomini che, per una qualunque ragione, diano la sensazione di non essere capaci di gestire il loro ruolo. È una cosa complessa dal punto di vista giuridico e ci sono sicuramente molti tipi e livelli di approccio; uno di questi potrebbe attuarsi attraverso una modalità non dissimile da quella degli assistenti sociali con i minori. Stare ad aspettare e poi commemorare non credo sia la strada giusta, anche perché il momento della commemorazione non è quello più adatto per elaborare una strategia. L’impegno che dobbiamo prendere tutti è che questa materia non diventi mai terreno di contesa politica. L’approccio deve essere bipartisan. Pensiamo anche ad un osservatorio delle attività, con la partecipazione dei consiglieri che intendano farne parte, e lì dentro sarà possibile elaborare strategie. Questo senso di responsabilità e di colpa generale che vivo in quanto persona di genere maschile è talmente forte che ho bisogno del vostro sostegno per concepire questa strategia – ha concluso il presidente Emiliano rivolgendosi ai consiglieri in aula – Probabilmente falliremo tante altre volte, ma non è questo il motivo per non cominciare. Qualcuno potrà dire che è impossibile, ma noi ci dobbiamo provare. Il fenomeno merita una nostra reazione permanente nei prossimi anni nei quali avremo la fortuna, l’onere e l’onore