TOMMY TEDONE

Truffe e riciclaggio con un giro di polizze assicurative “dormienti”

Un decreto di sequestro preventivo, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bari, di somme di denaro del valore complessivo di oltre 300 mila euro, è stato eseguito a carico di alcuni soggetti residenti nelle province di Bari, Matera e Milano, in relazione alle ipotesi di reato di “Associazione per delinquere”, “Truffa aggravata”, “Abusivismo finanziario”, “Autoriciclaggio” e “Riciclaggio”. L’esecuzione del provvedimento di sequestro, in vista della successiva confisca, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa – delegata dalla Procura della Repubblica di Bari e svolta attraverso l’esame di molteplici operazioni, anche di natura bancaria – che ha già condotto, lo scorso aprile, al sequestro di 2 “polizze vita” del valore di oltre 115.000 euro, disposto dall’autorità giudiziaria titolare dell’indagine. In particolare, l’attenzione delle Fiamme Gialle altamurane si è concentrata sull’acquisto, da parte di soggetti (persone fisiche e giuridiche) di diverse regioni d’Italia, di crediti riconducibili a polizze assicurative “dormienti” (ovvero non riscosse dai beneficiari e giacenti prima di prescriversi) che risulterebbero “false”, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro. Secondo l’ipotesi accusatoria (da verificare in contraddittorio con la difesa), una vera e propria associazione per delinquere avrebbe operato in tutta Italia, dal 2016 al 2021, mediante il raggiro di ignari sottoscrittori i quali, rassicurati sulla genuinità dell’investimento con la garanzia del riscatto alla scadenza e l’aspettativa di ottenere lauti guadagni, subentravano al contraente originario delle polizze in scadenza convinti che, nell’arco di pochi mesi, avrebbero potuto ottenere il vantaggio economico prospettato. Nonostante il tempo trascorso dalla dazione del denaro (in alcuni casi più di 5 anni), i truffati non solo hanno visto svanire l’aspettativa del profitto ma non hanno nemmeno ottenuto la restituzione del capitale, nonostante le ripetute richieste.

Peraltro, gli indagati si sarebbero serviti di società dichiaratamente operanti in base ad autorizzazioni rilasciate da primarie Compagnie Assicurative di livello internazionale, del tutto ignare, che hanno disconosciuto l’esistenza delle polizze e qualunque rapporto con i presunti responsabili.