TOMMY TEDONE

L’anno scolastico in Puglia: per i docenti un mare di precariato

Cominciano in questi giorni le lezioni nelle diverse scuole di ordine e grado nella nostra regione, ma un dato appare evidente: è un anno scolastico simili ai precedenti, all’insegna del precariato.

Il segretario generale della FLC Cgil Puglia, Ezio Falco, spiega in una nota che nei primi turni di nomine del personale docente supplente con incarico fino al 31 agosto o fino al 30 giugno, gli uffici scolastici provinciali hanno conferito 10813 supplenze. Quasi un docente su cinque nella nostra regione in quest’anno scolastico sarà un docente con contratto a tempo determinato, a testimonianza della circostanza che la realtà del precariato tra i docenti riguarda anche il nostro territorio regionale con alcuna specificità.

L’incidenza del precariato sui posti di sostegno. La distribuzione dei contratti a tempo determinato, tuttavia non riguarda uniformemente tutti gli insegnamenti nei quattro gradi d’istruzione, ma è una realtà che pesa soprattutto sull’insegnamento di sostegno. Quasi il 70% dei contratti precari attribuiti nella nostra regione è costituito da contratti per insegnanti di sostegno. Un’incidenza altissima e che, come detto in altre circostanze, tenderà ad aumentare nel corso dell’anno scolastico per effetto degli ulteriori riconoscimenti dei cosiddetti “posti in deroga” per soddisfare le esigenze concrete di bambini e studenti con disabilità.

Precariato docenti di sostegno: conseguenze. Migliora la qualità dei docenti di sostegno inviati in classe, dato che nel primo turno di nomina quest’anno in tutte le province pugliesi nelle scuole superiori, sono stati pochissimi i docenti privi di specializzazione assunti (i non specializzati sono concentrati soprattutto in infanzia e primaria, praticamente nulli nella secondaria, in particolare di secondo grado), poiché le graduatorie di prima fascia del sostegno per le supplenze si sono riempiete di docenti che hanno acquisito il titolo specifico nei percorsi accademici curati dai nostri atenei pugliesi in un numero molto elevato. Le conseguenze di un’incidenza così alta di precarietà soprattutto tra i docenti di sostegno – per quanto specializzati – non fa venire meno le conseguenze che si scaricano soprattutto sugli studenti. Anche qui avevamo preannunciato un elevatissimo turn over dei docenti, soprattutto su bambini e studenti con disabilità, ed effettivamente è andata così: una quantità enorme di bambini e alunni con disabilità ha dovuto assistere al cambio del docente di sostegno rispetto allo scorso anno scolastico. Per famiglie, bambini e studenti molto spesso significa ricominciare tutto daccapo, perdendo tempo e acquisizioni già raggiunte nel difficile lavoro di inclusione svolto.

Gli “altri” precari. Se i contratti precari sono una realtà che caratterizza molto il sostegno – tanto che alla fine dell’anno scolastico verificheremo che quasi l’80% dei contratti precari riguardano docenti di sostegno, 4 su 5 – la quota residuale di precariato sugli altri insegnamenti si assottiglia e si rappresenta come un fenomeno che non riguarda più specificamente le discipline “STEM”. Almeno su quest’anno scolastico il resto del precariato “non sostegno” investe soprattutto l’insegnamento su posto comune di infanzia e primaria – in particolare il nascente insegnamento di educazione motoria alla primaria – con conseguenze anche qui facilmente immaginabili. 1/3 dei docenti precari, escluso il sostegno, appartengono a questi gradi con un fenomeno di precariato quasi residuale e un’incidenza minore che riguarda i docenti di lettere alle medie, alle superiori o appunto le discipline STEM (fenomeno appena più elevato).

Le prospettive per i docenti precari. In questo quadro quali possono essere le possibilità di stabilizzazione per il personale docente precario pugliese è presto detto. I posti che sono occupabili dalle future immissioni in ruolo – con i concorsi “PNRR” in procinto di conoscere finalmente i propri bandi – sono sicuramente una quota minima rispetto alla platea di questo precariato ormai, come detto, in gran parte abilitato e specializzato. In Puglia poco più di un docente su 10 occupa un posto che sarebbe potuto andare ad immissione in ruolo (i cosiddetti “posti vacanti”) e tra questi pochissimi sono quelli di sostegno quasi totalmente occupati per effetto delle procedure di reclutamento straordinarie.

Certo, ai fini delle prossime immissioni in ruolo dovranno essere aggiunti i posti liberati dalle cessazioni dei docenti di ruolo del prossimo anno scolastico e la successiva programmazione di cessazione, ma il decremento demografico da una parte e il ritorno alle uscite più lente (legge Fornero) dall’altra, non costituiscono buone premesse di stabilizzazione per i docenti precari pugliesi.

Cosa fare per stabilizzare i precari pugliesi. Se il precariato docente è costituito per lo più da contratti sul sostegno, bisogna intervenire sulla qualità dei posti di sostegno, anche per dare stabilità al lavoro di supporto e inclusione agli studenti più fragili. In un territorio a organico tendenzialmente saturo come il nostro, il precariato potrebbe essere ridotto a una quota minima e fisiologica, ma per abbatterlo è necessario riprendere subito interventi straordinari con il riconoscimento dei posti in deroga come posti stabili, in “organico di diritto”. Si otterrebbe il doppio risultato di dare dignità, stabilità e continuità ai docenti da una parte, ma anche agli studenti con disabilità e alle loro famiglie. Come FLC CGIL a tutti i livelli siamo impegnati esattamente in questo senso.