TOMMY TEDONE

La crisi del Bari, squadra costruita male che rischia di non andare lontano

Il pareggio interno con il Como è certamente una clamorosa occasione sprecata, che mette impietosamente a fuoco tutte le difficoltà del Bari. Trovarsi in superiorità numerica sullo 0-0 e con il secondo tempo appena cominciato doveva trasformarsi in un trampolino di lancio per la squadra di Mignani. Invece, una volta trovato il vantaggio, sono bastati pochi secondi per dilapidare il “tesoretto” appena accumulato.

A questo punto, classifica alla mano e dopo otto turni di campionato, qualche valutazione va fatta. Il Bari non ha mai vinto in casa, ha un solo successo in campionato ed anche se ha perso solo la gara di Parma, sul campo della capolista, è chiaro che al ritmo di un pareggio a partita non si va lontano. Nel calcio dei tre punti, pareggiare è infatti come perdere. Più o meno.

Del resto, la classifica parla chiaro: il Bari è già a undici punti dalla vetta e a sette di svantaggio dalle seconde. E se è vero che la zona play off è ancora alla portata è anche vero che la zona play out non è poi così distante.

Gli inguaribili ottimisti sostengono che basterebbero due vittorie per ribaltare la situazione. Può darsi. Ma intanto queste vittorie andrebbero conquistate e se tiri poco in porta, se non riesci ad essere efficace sotto rete e se sei prevedibile nella manovra, non si va lontano.

La sensazione, detto con molta franchezza, è che la squadra sia stata costruita male e che abbia limiti strutturali ben chiari. La difesa non può essere incentrata su un calciatore che merita stima e rispetto ma che ha anche 40 anni e che dunque dovrebbe essere un’alternativa non il punto di riferimento. A centrocampo manca un fantasista, un uomo che assicuri il cambio di passo. In attacco non c’è un giocatore in grado di assicurare dai 15 ai 20 gol.

Insomma, per essere chiari: dimentichiamo la scorsa stagione. Questo è un altro Bari…

(Foto SSC Bari)