TOMMY TEDONE

Il vino pugliese resiste nonostante il calo delle esportazioni

Lo scenario globale con gli effetti del conflitto in Ucraina, l’inflazione che risale al massimo da 14 mesi negli USA e la stagnazione degli scambi in Europa, non aiuta le performance del vino pugliese che cresce solo del 3% rispetto ai balzi dei 2 anni precedenti, ma di fatto regge rispetto all’andamento generale del commercio estero del vino italiano. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, sulla base dei dati di ISTAT Coeweb dell’andamento delle esportazioni del vino pugliesi nei primi 6 mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“La contrazione dei volumi di vendita – afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – sia sul mercato interno che su quello estero, le fluttuazioni dei prezzi di mercato in un’annata già critica per l’andamento climatico sfavorevole con la peronposra che ha tagliato la produzione, a fronte del considerevole incremento dei costi di produzione, sta riducendo considerevolmente i margini aziendali, con il serio rischio non solo di mettere in difficoltà le imprese ma di avere una negativa forte ripercussione sui produttori e sulle sorti della campagna vendemmiale che sta per chiudersi”, spiega il presidente Cavallo nell’aggiungere che l’’impennata del costo del vetro cavo per le bottiglie, con un aumento che ha raggiunto il +54% negli ultimi due anni, si aggiunge al pesante gap logistico nazionale e frena l’export del vino Made in Italy nel mondo”.

Coldiretti Puglia chiede il sostegno ad iniziative commerciali che vadano a stimolare i consumi oggi rallentati ed in estrema ratio l’attivazione della distillazione d’emergenza per soli vini DOP e IGP per liberare le cantine di vino dell’annata precedente,  anche attraverso norme di flessibilità per l’OCM, come l’aumento percentuale di contribuzione sulle singole misure, o la possibilità di modifiche strategiche dei progetti anche con varianti al ribasso per la riduzione dei budget inizialmente previsti.

Ma lo scenario del settore vitivinicolo va analizzato anche alla luce delle preoccupazioni dei consumatori per il ‘carovita’ – conclude Coldiretti Puglia – a seconda dei canali di vendita su cui le diverse strutture di produzione e commercializzazione indirizzano le proprie produzioni.

Intanto, sono oltre 5 i milioni di ettolitri di vino fermi nelle cantine pugliesi anche per effetto del rallentamento dei flussi verso i grandi canali di commercializzazione europei a causa della guerra in Ucraina e la riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, aggiunge Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del report Cantina Italia dell’ICQRF del Ministero delle Politiche Agricole, che denuncia un aumento del 25% delle giacenze di vino DOP salite quasi a 1 milione di ettolitri, per cui si chiedono misure specifiche sia di livello regionale, ma anche iniziative di livello nazionale e comunitario, da concordare con l’intera rappresentanza della filiera, dando seguito alla pianificazione e alla regolamentazione di nuovi impianti con scelte varietali coerenti alle vocazioni dei territori e alle potenzialità commerciali, con il via al catasto vitivinicolo per avere una fotografia reale del settore in Puglia.

Ma la vendemmia 2023 in Puglia – denuncia Coldiretti Puglia – paga anche il conto degli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici che hanno caratterizzato il 2023, per cui le quantità risultano in calo di almeno il 25%, secondo una stima Assoenologi, Ismea e UIV per il 2023 con la collaborazione di Masaf e Regioni, ma qualità eccellente. La produzione pugliese – sottolinea la Coldiretti regionale – dovrebbe scendere dunque intorno ai 7.600 milioni di ettolitri. facendo entrare il 2023 fra i peggiori anni della storia del vigneto Puglia.

“Occorrono misure per il riequilibrio del mercato come l’attivazione dello schedario vitivinicolo, quale strumento fondamentale conoscitivo delle produzioni regionali”, conclude il presidente Cavallo nel sottolineare la necessità dell’applicazione “degli strumenti di gestione delle DO/IG quali la riduzione delle rese per ettaro delle produzioni a IGP della nostra Regione, l’eliminazione delle deroghe produttive per i vini comuni sopra le 30 Tn, la valutazione della fattibilità di ipotesi di sospensione della concessione delle autorizzazioni per nuovi impianti, ma anche la necessaria applicazione di una misura di distillazione, per alleggerire le attuali giacenze di magazzino e una possibile verifica di una misura per lo stoccaggio”.