TOMMY TEDONE

Il raccolto delle olive pugliesi (+ 50%) salva la produzione italiana

Al via la raccolta 2023 delle olive in Puglia per la produzione dell’olio extravergine che segna un +50% rispetto allo scorso anno e salva l’Italia dalla caduta verticale del centro nord (-1/3) per un totale nazionale che sarà di circa 290mila tonnellate, al di sotto della media dell’ultimo quadriennio. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, diffusa in occasione al Villaggio contadino al Circo Massimo a Roma su dati Unaprol/Ismea con la prima spremitura dell’olio degli antichi romani dalle olive del Colosseo, di Villa Adriana a Tivoli e di Pompei con la partecipazione del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini oltre al ministro della Salute Orazio Schillaci, della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, dello sport Andrea Abodi e il Presidente della CEI Matteo Maria Zuppi, insieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini, accanto a migliaia di agricoltori giunti da tutte le parti d’Italia a sostegno della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco.

Nelle province di Bari e BAT – afferma Coldiretti Puglia – le previsioni di produzione della campagna olivicola di quest’anno risultano soddisfacenti, con una stima di oltre il 60-80% in più rispetto alla media produttiva dell’areale. Infatti, in seguito ad una uniforme mignolatura e successiva allegagione, le piante ad oggi godono di buone condizioni vegeto-produttive dato che si sono registrate abbondanti piogge in prefioritura e nella fase di accrescimento della drupa. Il caldo continuo ed accentuato registrato dall’ultima decade di luglio ad oggi, invece, ha scongiurato ingenti infestazioni della mosca olearia, avendo così olive sane e nutrite.

In provincia di Foggia si prevede un calo del 25% – spiega Coldiretti Puglia – dovuto alle piogge eccessive nella fase di fioritura, e poi anche per via della siccità degli ultimi due mesi, le alte temperature e l’assenza totale di pioggia. Dai dati rilevati nella provincia di Brindisi, in prossimità della raccolta, emerge che il quantitativo di prodotto subirà una riduzione del 25-30%, perché – denuncia Coldiretti Puglia – si fa sentire in maniera sempre più evidente il problema della Xylella, con la fascia sud più vicina al leccese molto compromessa, mentre nella fascia più a nord di brindisi abbiamo buone speranze di un prodotto quantitativamente maggiore per la minor quantità di alberi colpiti da Xylella..

La produzione della provincia di Taranto risulta essere buona sull’intero territorio, anche se la siccità degli ultimi mesi sta mettendo a dura prova gli olivi che in alcune aree non irrigate cominciano a raggrinzire. L’assenza di manodopera – insiste Coldiretti Puglia – nella raccolta anche quest’anno va evidenziato come criticità. In provincia di Lecce per quanto riguarda la qualità, sino ad ora possiamo valutarla come buona. Per quanto riguarda la quantità, sulle aziende seguite dai tecnici la varietà Leccino per l’annata in esame (2023 -2024) registra, al momento, una flessione in termini quantitativi rispetto alla annata precedente, dell’ordine di circa il 20-30%. Di contro, gli impianti di FS-17 (Favolosa), stanno facendo registrare incrementi di produzione considerevoli, in quanto stanno entrando in una fase di piena capacità produttiva tutti gli impianti messi a dimora negli anni 2018-2019. In conclusione, si può affermare che, rispetto l’annata precedente, non si dovrebbe registrare una variazione di produzione.

Per sostenere le produzioni nazionali, resistere ai cambiamenti climatici e difendere la sovranità alimentare nazionale – affermano Coldiretti e Unaprol – occorre realizzare nuovi impianti olivicoli con varietà italiane, contrastare l’aumento vertiginoso dei costi di gestione delle aziende agricole e dei frantoi e realizzare nuovi sistemi di irrigazione ma – continuano Coldiretti e Unaprol – servono anche opere infrastrutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana in modo da raccoglierla quando è troppa e gestirne l’utilizzo quando serve. “Non è più rinviabile un piano strategico nazionale dell’olivicoltura che metta al centro le aziende che sono sul mercato, producono reddito e occupazione, oltre al recupero dei tanti uliveti abbandonati che devono essere rinnovati per ridare ossigeno e speranze ai territori” spiega il presidente di Unaprol David Granieri.