TOMMY TEDONE

“Facciamo lavorare in Puglia i nostri giovani medici”

“Dobbiamo dare la possibilità ai giovani medici che si specializzano in Puglia di rimanere a lavorare sul territorio”: è l’appello di Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici di Bari, che ha lanciato una nuova campagna di comunicazione. “Io resto in Puglia” è l’headline che campeggia sui cartelloni in affissione da oggi nelle strade del capoluogo e dei comuni della Provincia di Bari, per richiedere “Più risorse per assumere i giovani medici nel servizio sanitario. Più salute per i cittadini pugliesi”.
“Occorre un provvedimento straordinario di assunzione dei giovani medici, perché le liste di attesa si combattono soltanto con l’aumento del personale medico   spiega Anelli – Come Fnomceo lo abbiamo chiesto a livello nazionale, ma la richiesta è ancora più urgente in Puglia dove il blocco delle assunzioni degli anni passati sta provocando una desertificazione dei reparti. Con il risultato che chi rimane è costretto a fare turni aggiuntivi, con carichi di lavoro tali da indurre molti colleghi a lasciare il proprio posto in ospedale. Nel periodo pandemico i carichi di lavoro straordinari legati all’emergenza avevano portato a contravvenire alle regole sui turni di lavoro, determinando multe ad alcuni primari del pronto soccorso e della chirurgia. Oggi, in condizioni ordinarie, questa situazione potrebbe ripetersi in qualsiasi momento”.
Ad oggi, su 458 contratti ministeriali/regionali, sono stati assegnati all’Università di Bari 388 candidati. Gli iscritti effettivi sono 339. Il rischio è che questi giovani, una volta specializzati, vadano tutti in altre regioni o all’estero. Secondo l’OCSE, negli ultimi tre anni disponibili – 2019, 2020 e 2021 – risultano all’estero 21.397 medici e 15.109 infermieri italiani (manca il dato della Germania). Dal 2000 al 2018 l’emigrazione all’estero è andata via via aumentando, soprattutto negli anni immediatamente successivi al blocco dei contratti e ai primi blocchi del turnover.
Secondo la recente Ricerca effettuata dall’Istituto Piepoli e presentata a Roma il 24 ottobre scorso durante il Convegno Nazione Fnomceo “Valore Salute”, il 40% dei medici sarebbe interessato a lavorare all’estero.
Una sanità che il 95% dei medici italiani, secondo l’Istituto Piepoli, giudica oramai in crisi.
Negli ospedali pugliesi, secondo i dati raccolti dal sindacato Anaao-assomed, mancano tra 2.500 e 3mila camici bianchi. Le carenze nei reparti potranno aumentare nei prossimi due anni a causa della “gobba” pensionistica e dei tagli alle pensioni. La crisi in atto, secondo Anaao-assomed, riguarda tutte le Asl e i diversi ospedali delle sei province pugliesi, con situazioni al limite, in particolare nell’Asl Brindisi. L’andamento è del resto testimoniato dal rapporto cessazioni/nuove assunzioni: a fronte di 1257 medici che sono venuti meno, le ASL pugliesi hanno assunto solo 995 professionisti per sostituirli. Nella ASL Bari il Policlinico di Bari ha avuto 205 cessazioni, a fronte di 165 nuove assunzioni; l’IRCSS Giovanni Paolo II 18 cessazioni a fronte di 16 assunzioni; l’IRCSS De Bellis 17 cessazioni a fronte di 8 assunzioni.
“In Puglia questi dati confermano la gravissima carenza di medici dipendenti. Sono 1,63 per 1000 abitanti, dato che colloca la Puglia molto al di sotto della media nazionale che vede 2,11 medici dipendenti ogni 1000 abitanti – aggiunge Anelli – La gobba pensionistica ed i provvedimenti del governo sulle pensioni, d’altra parte, possono costituire una miscela pericolosissima per accelerare il fenomeno delle dimissioni e degli abbandoni, riducendo drammaticamente questo indice. Così facendo anche il territorio, che già soffre per le croniche carenze dei medici di famiglia e la mancanza degli altri professionisti sanitari, sarebbe ulteriormente penalizzato. Le sirene di un passaggio al privato anche di questi professionisti per garantire prestazioni di assistenza primaria diventerebbe non più un’ipotesi ma una triste realtà, infliggendo così un colpo mortale al nostro SSR”.
Sempre secondo la ricerca dell’Istituto Piepoli, secondo il 78% dei medici italiani gli investimenti in sanità sono scarsi e non adeguati. Questo rende sempre meno attrattivo il lavoro del medico nel servizio sanitario nazionale.
Esiste infatti anche un problema di attrattività, che diventa drammatico per alcune branche di specializzazione: lo evidenzia il confronto tra numero di numero di borse di studio messe a bando e numero effettivo di iscritti. Delle 27 borse di specializzazione in medicina d’urgenza messe a bando dall’Università di Bari nel 2023, solo 4 sono state effettivamente assegnate, vale a dire il 15%. Il problema si presenta anche per altre specializzazioni, come medicina di comunità e delle cure primarie (12 posti, 0 iscritti), medicina nucleare (4 posti, 1 iscritto), statistica sanitaria (2 posti, 0 iscritti).
Anche sul fronte della medicina generale la situazione non è delle migliori: secondo la Fondazione Gimbe in Puglia tra il 2019 e il 2021 il numero di medici di Medicina generale si è ridotto del 3,7% ed entro il 2025 la regione ne perderà altri 383. Il 21,3% dei medici di famiglia supera il limite dei 1.500 pazienti. I dati Fimmg danno un’idea dell’effetto della gobba pensionistica: dal 2020 al 2024 andranno in pensione 1414 medici di medicina generale; dal 2025 al 2029, il territorio perderà il supporto di altri 1140 specialisti in cure primarie; e ancora, dal 2030 al 2034, al trend si aggiungeranno altri 563 medici.
Eppure la propensione a svolgere una professione sanitaria da parte dei giovani italiani tra i 15 e i 25 anni rimane molto alta. Secondo l’Istituto Piepoli il 57% dei giovani ci ha pensato e, mentre il 31% dopo averla considerata come ipotesi ha abbandonato l’idea, il 26% dei casi la sta prendendo in considerazione.
“Il futuro della sanità e della salute delle persone dipende dalla nostra capacità di coinvolgere i giovani, inserendoli attivamente nel nostro servizio sanitario regionale. Se tutti i colleghi che quest’anno si stanno specializzando potessero essere assunti nel servizio sanitario pugliese, la carenza legata alla mancata sostituzione di tutti i medici che hanno lasciato sarebbe in larga parte colmata. Per questo serve un piano straordinario di assunzioni che guardi prioritariamente ai giovani specializzati”, conclude Anelli.