TOMMY TEDONE

Duro colpo al clan Parisi di Japigia: in carcere cinque sodali

Duro colpo inferto dalla giustizia nei confronti di persone contigue al clan Parisi di Bari. Nel corso della mattinata del 23 novembre, a Bari, la Polizia di Stato, ha eseguito gli ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale della Repubblica di Bari, Ufficio Esecuzioni Penali, nei confronti di persone già destinatarie di provvedimento cautelare, nel 2016, nell’ambito dell’operazione denominata Do ut Des.

L’indagine consentì di documentare l’attività criminale del sodalizio mafioso, denominato clan Parisi, operativo a Bari e in alcuni comuni della provincia, attraverso il capillare e sistematico controllo del territorio, gestendo, in situazione di monopolio, numerose attività illecite; tale egemonia si era sviluppata in maniera variegata, ovvero anche attraverso il monitoraggio e la gestione degli alloggi di edilizia popolare e, soprattutto, attraverso l’infiltrazione all’interno dei cantieri edili.

Le attività investigative, compendiate dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori taglieggiati, nonché da numerose attività tecniche, consentirono di acquisire convergenti e univoci elementi di responsabilità a carico di una struttura criminale organizzata e diretta da Parisi Savino cl.’ 60, con base operativa nel quartiere Japigia di Bari.

Le investigazioni documentarono che il clan sfruttava l’attività dell’imprenditoria edile, finendo per operare scelte aziendali di rilievo, comportandosi come un vero e proprio broker o intermediario che interviene sul mercato suggerendo, ma sostanzialmente imponendo, le proprie scelte da cui, naturalmente, guadagnava una percentuale sugli utili e sui compensi.

Attinti dall’Ordine di esecuzione per la carcerazione sono: Parisi Michele cl’67, Parisi Giuseppe cl.’64; Lovreglio Battista cl.’58, Genchi Michele cl.’68 e Sebastiano Vito cl.’81 che dovranno espiare pene che vanno dai 3 ai 9 anni di reclusione, perché ritenuti responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, violazione della Legge sulle armi, estorsioni e riciclaggio, con l’aggravante della mafiosità.