TOMMY TEDONE

Distruggevano documenti contabili e non pagavano l’Iva: sequestro da mezzo milione

Un sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre mezzo milione di euro, è stato eseguito dai finanzieri della Compagnia di Andria.

Le indagini, delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, sono scaturite da una verifica fiscale intrapresa nei confronti di una ditta specializzata nella cura e nella manutenzione del paesaggio, intestata ad una donna di Spinazzola, ma gestita di fatto dal marito. L’attività investigativa ha fatto emergere condotte evasive “seriali” da parte della coppia, consistite, nel caso specifico, nell’occultamento e nella distruzione della documentazione contabile prevista per tale attività imprenditoriale e nella conseguente totale omissione delle dichiarazioni ai fini delle Imposte sui redditi e sul Valore Aggiunto.

I coniugi, pertanto, risultavano essere del tutto sconosciuti al fisco, nonostante esercitassero una attività commerciale con importanti volumi d’affari, generando un pervasivo fenomeno economico illecito, noto come “sommerso d’azienda”, ovvero la produzione di una ricchezza sotterranea, completamente sottratta a qualunque imposizione, in violazione del principio di capacità contributiva sancito dalla Costituzione.

Soltanto dopo indagini di polizia economico finanziaria, eseguite mediante riscontri di natura documentale, accertamenti economico-patrimoniali, nonché attraverso l’esecuzione di minuziose indagini finanziarie sui conti correnti aziendali e personali, le Fiamme Gialle andriesi sono riuscite a ricostruire il volume d’affari e la genesi del fatturato. Il ricorso alla ricostruzione dei flussi finanziari, in particolar modo, rappresenta il modo più diretto ed efficace per assicurare un effettivo ristoro alla casse erariali degli importi indebitamente sottratti alla collettività attraverso le condotte evasive.

Il sequestro preventivo, disposto anche nella forma “per equivalente” ha permesso di sottrarre alla disponibilità dei due indagati, sui quali vige la presunzione di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva, il profitto del reato costituito da denaro contante, conti di deposito, buoni fruttiferi, un immobile e 15 autovetture, anche di prestigiose case automobilistiche.