TOMMY TEDONE

A fuoco un materasso del centro clinico: tragedia sforata nel carcere di Bari

Ancora una volta sfiorata la tragedia nel carcere di Bari, dove un incendio è scoppiato venerdì a causa di materasso ignifugo ed altro di una stanza dove non c’era nessun detenuto, con il fumo che si è propagato nell’intero piano avvolgendolo in una cappa maleodorante e molto pericolosa poiché velenosa. Tra il fuggi fuggi generale, alcuni detenuti su sedia a rotella sono rimasti bloccati senza alcuna possibilità di potersi salvare, se non grazie all’intervento di alcuni poliziotti che hanno messo a rischio la propria incolumità per prendere in braccio i detenuti e portarli in salvo, per poi finire in ospedale (cinque) con segni di intossicazione.

Nel frattempo, con l’intervento di altri poliziotti si è riusciti a spegnere anche l’incendio ed a riportare la calma.

E’ finita bene, ma non è una sorpresa: da tempo il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, dopo aver visitato il carcere di Bari compreso il centro clinico, ha denunciato pubblicamente la gravissima situazione presente proprio presso il centro clinico in cui a fronte di 25 posti disponibili, sono presenti nel penitenziario barese più di 100 detenuti con gravissime patologie (allettati, super obesi, su sedia a rotelle ecc.ecc.) che non trovando posto nella struttura medica, sono stati alloggiati nelle sezioni detentive ove la situazione igienico sanitaria è molto precaria anche a causa delle barriere architettoniche presenti, che creano gravi problemi ai detenuti malati.

Inoltre il SAPPE ha anche evidenziato come la presenza di barriere architettoniche per detenuti su sedie a rotella poteva costituire grave pericolo per gli stessi in mancanza di vie di fuga adeguate, per cui in caso di eventi critici non avrebbero avuto scampo.

“Le nostre denunce – si legge in una nota – in cui chiedevamo l’intervento del Governatore, dell’assessore alla sanità, dei responsabili dell’asl sono sempre caduti nel vuoto, forse perché si doveva proteggere qualcuno all’interno del centro clinico. Abbiamo scritto anche ad altri enti, quali magistrato di sorveglianza, garante dei detenuti, associazioni (che a chiacchiere) che dicono di difendere i diritti dei detenuti, anche in questo caso inutilmente. Nei giorni scorsi abbiamo scritto anche alle autorità di pubblica sicurezza preposti alla sicurezza dei luoghi di lavoro di cui alleghiamo copia. Non può stupire, così come accade spesso nel nostro paese, che tragedia annunciate, poi si verifichino puntualmente tra il disappunto anche di chi sapeva ed ha messo la testa sotto la sabbia Ed è quello che è accaduto venerdì presso il primo piano del Centro clinico. La notizia buona è che si è riusciti ad evitare una carneficina ampiamente prevista dal Sappe, quella cattiva è che in mancanza di morti la questione probabilmente non verrà affrontata nella dovuta gravità”.